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storica

Questa
guida illustra brevemente la storia del mercato di Rialto la zona
più antica
della gloriosa Repubblica di S.Marco
A Rialto hanno trovato dimora tutte le
attività economiche di Venezia.
Qui si svolgeva la vera vita commerciale della
Serenissima sin dalle sue
origini, prima dell’anno mille. Gino Luzzatto, eminente
storico dell’economia
veneziana ricorda che a Rialto
sono nati gli istituti di credito, "I Banchi".
Sin dalla metà del
1300
in Ruga Rialto si
facevano operazioni di cambio, mutui, prestiti a breve,
rimesse finanziarie e i contratti di partecipazione detti allora di
colleganza,
oggi chiamati più pomposamente joint-venture. In questo
contesto di immensa
vitalità economica e di ricchezza, vi era
"L’Erbaria" il mercato
degli ortaggi, alimentato dagli orti delle isole e di Chioggia, e la
"Pescaria" ovvero il mercato ittico ove giungeva il pesce pescato in
laguna e lungo la costa. Nel 1500 Venezia e la sua laguna erano una
delle aree
più popolate d’Europa. Venezia e le sue isole
arrivavano a quasi trecentomila
abitanti.
Nel solo arsenale veneziano operavano
ventiquattromila addetti. Si
costruiva una nave alla settimana.
Oggi, a
Rialto, resta un mercato al minuto di una certa ampiezza ma
assai più ridotto che
in
passato. Famiglie e ristoratori si
forniscono qui del meglio che giunge a Venezia. Ma la città
non è più quella di
un tempo, e i commercianti lo sanno. Nel centro storico veneziano oggi
gli
abitanti sono appena sessantamila, un terzo di cinquant’anni
fa, mentre i
turisti aumentano. Così i gusti variano e cambiano i
consumi. La zona
è comunque vivacissima, piena di vita
sopratutto durante il
giorno e di sera si anima di giovani che riempiono i nuovi locali sorti
al
posto delle vecchie botteghe.La Ruga dei Oresi
è piena di botteghe e
piccolo negozi in cui si può trovare il vetro di
Murano, le famose
maschere del carnevale e i souvenir tipici. Lungo il Sotoportego di
Rialto
resistono alcuni gioiellieri e diversi bar.
***

Detta
“di S.
Giacometto”
per le sue modeste dimensioni, domina il mercato di Rialto con il suo orologio, la
caratteristica meridiana sulla facciata principale, il
campanile a vela e l'originale porticato gotico,
unico esempio rimasto in città, arricchito di bellissimi
capitelli. Chiesa del XI
secolo,
la
tradizione popolare vuole che si tratti di una delle più
antiche della
città, che i successivi rimaneggiamenti del XVI e XVII
secolo non hanno
intaccato. La sua fondazione è legata probabilmente alla
nascita del mercato
di Rialto,
avvenuta nel 1097. A testimonianza di questo legame è
l’iscrizione del
XII secolo sull’abside esterna, che richiama i mercanti
all’onestà e
alla lealtà. L'interno è un rettangolo con
uno schema a croce e una cupola centrale, che sarà ripreso
nell'architettura del quattrocento e del cinquecento.
***
IL PONTE DI RIALTO QUANDO ERA IN LEGNO
Venezia, nata nel V sec. D.C., in seguito
alle invasioni barbariche che fecero fuggire gli abitanti dalla
terraferma verso le isole, fu sin dalla sua nascita una
città-porto, con fulcro economico a Rialto
(vedi il quadro di
Carpaccio della fine del 1400
che mostra la nevralgica attività di questo luogo).

Qui una volta c’era un ponte di
legno al cui interno, come ora, c’erano delle botteghe.
Il ponte nel centro non era congiunto ma aveva uno spazio aperto per
far transitare le navi; soltanto quando i pedoni dovevano passare, con
l’obbligo del pagamento di un pedaggio, vi si collocavano
delle passerelle.
Con il tempo Venezia prospera sino a
diventare una potenza commerciale e ad acquisire il monopolio del
commercio delle più importanti merci provenienti
dall’oriente, grazie anche alla sua posizione nel Mar
Mediterraneo. Il suo maggior sviluppo commerciale si verifica nel
periodo che va dal Medio Evo alla fine del ‘400 quando,
esportando in Oriente il legno proveniente dal nord attraverso i fiumi,
importava poi da lì le merci più preziose del
tempo quali spezie, seta, erbe medicinali, materie coloranti, ecc. che
avrebbe distribuito poi in tutta Europa.
Per sviluppare un commercio redditizio ed
un’economia moderna, Venezia non si serviva soltanto del
lavoro dei veneziani, ma anche delle specializzazioni di persone
straniere inserite nella comunità, che talvolta servivano da
veri e propri intermediari negli affari (ad esempio da interpreti).

Nel passato c’era il mito che
Venezia accogliesse tutti gli stranieri; in realtà essa
accoglieva soltanto quelle persone che le servivano per incrementare i
propri affari commerciali. In ogni caso però in
città c’erano molti stranieri, basti pensare al
1500 quando il 15% della popolazione non era veneta;
un’anomalia rispetto agli altri stati europei. Questa
tolleranza forse è dovuta anche ad una certa autonomia che
Venezia ha sempre avuto nei confronti della Chiesa; infatti quando il
papa chiese a Venezia di prendere parte alle crociate, il doge rispose:
“Prima veneziani e po’ cristiani”,
sottintendendo che prima bisognava considerare se una eventuale guerra
avesse nuociuto ai commerci veneziani.
Per gli stranieri a Venezia (principalmente
provenienti dai paesi mediterranei) le leggi erano molto aspre e le
tasse salatissime (molto più rispetto a quelle imposte ai
veneziani, soprattutto per quanto riguarda gli ebrei); ciò
nonostante però a queste persone si garantiva
un’accoglienza che tutelava anche i loro beni. Infatti era
loro permesso costruire luoghi di culto, case, ospizi,…
Man mano che questi
“emigrati” aumentavano, si formavano delle vere e
proprie comunità straniere che pian piano si integravano
nella società.
A queste comunità la Serenissima
iniziò a destinare degli edifici con scopi insieme
commerciali (per deposito merci) e residenziali: i fondaci o
“fonteghi” in veneziano. Questa parola deriva
dall’arabo “founduq” che significa
insieme albergo e deposito ed indica il luogo dove avvengono le
transizioni commerciali).
In uno stesso fondaco vivevano più
commercianti (comunque sempre della stessa comunità
straniera) ai quali la Repubblica affittava una suite per
l’alloggio, dei magazzini per le merci e degli uffici in base
al prestigio ed alle possibilità economiche dello straniero.
Come nei palazzi veneziani il piano più confortevole e
quindi più ambito e costoso era il piano nobile (si
può riconoscere dall’esterno dalle finestre
più grandi), mentre i piani superiori costavano meno.
Soltanto il piano terra e il “mesà”
erano adibiti a scopi commerciali, rispettivamente a magazzini delle
merci e a uffici.
Un fondaco comunque non aveva proprio la
stessa tipologia di un palazzo veneziano; un esempio è la
presenza di un porticato affacciato sul canale (a differenza della
porta d’acqua) dove venivano sbarcate e a volte depositate le
merci.
Le comunità straniere si
dividevano in:
·
COMUNITA’
STRANIERE FLUTTUANTI che sostavano nei fondaci lungo il Canal Grande
per un periodo più o meno lungo a seconda
dell’affare da sbrigare e poi tornavano ai loro paesi (tipo
arabi, tedeschi, persiani e turchi).
·
COMUNITA’
STRANIERE STANZIALI che si insediavano a Venezia perché non
potevano più tornare ai loro paesi d’origine (come
ebrei, greci, armeni e schiavoni, ossia i dalmati).
Queste comunità hanno avuto molta
influenza nella vita dei veneziani, tanto che quest’ultimi ne
hanno acquisito alcuni aspetti culturali.
Molte parole di uso tuttora corrente, sia del
dialetto veneziano che italiane, derivano dalle lingue di questi
stranieri; ad esempio:
-
“piron”
e “carega” sono di origine greca;
-
“armellini”,
“bagigi” e “papusse”
derivano dall’arabo;
-
“serese”,
“dindio” e l’espressione
“de boto” vengono dal francese;
-
“schei”
viene dal tedesco e precisamente da una
“veneziazione” della parola schilling (la
moneta austriaca);
-
“sbaba”
e “baba” sono di origine slava;
-
“ancuo”
probabilmente potrebbe derivare da una parola persiana usata nel V-VI
secolo.
Da queste comunità ci derivano
anche molti piatti tipici veneziani:
-
le “sardee
in saor” è un piatto che
viene dall’Oriente e che ormai si è affermato nei
menù internazionali;
-
il pasticcio di maccheroni, le
polpette di pesce e i “risi
e bisi” fanno parte invece della cucina
ebraica; come la “succa barucca”.
testo principale di
Katia Artuso 4H
(2001-2002)
collaborazioni Gloria Bevilacqua 3E, Marzia Tessaro 3E, Sara
Vianello 1E
coordinatrice storico artistica prof. Sandra Carnio
coordinatore linguistico prof. L. Mac Gabhann
immagini curate da K.Artuso e da L. Vanin
ipertesto curato da prof. Lucia Vanin
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